Dizionario minimo di cultura improbabile

Chi siamo

Il Viganò‑Perotti è un dizionario immaginifico di cultura popolare inesistente. I suoi autori, Tullio Viganò ed Eloisa Perotti, hanno trascorso l’intera carriera a studiare eventi di costume marginali e marginalizzati, fenomeni culturali che non hanno mai avuto un posto nella storia ufficiale — spesso perché non sono mai accaduti.
Hanno deciso di condividerli con il grande pubblico per sottrarli alla nicchia, talvolta solo mentale, in cui erano stati relegati.

Le voci di questo bignamino di cultura improbabile sono il frutto non solo di anni di ricerche — anche e soprattutto con il lanternino — ma anche di reminiscenze iconografiche, ricostruzioni arbitrarie e memorie spurie che i due hanno messo su carta a tavolino, con la serietà che si riserva alle cose inutili.

Disclaimer: se le immagini sono spesso realizzate con l’intelligenza artificiale, i testi di questo blog sono invece il frutto dell’idiozia umana. Ogni riferimento a fatti, persone o eventi realmente esistiti è puramente casuale, involontario o volutamente sbagliato.

Tullio Viganò

Filologo dell’inesistente, archivista del mai accaduto

Tullio Viganò (Como, 1958) è considerato una delle massime autorità mondiali di cultura popolare mai esistita (la cultura, non lui in quanto esperto), disciplina che ha contribuito a fondare e definire con rigore quasi patologico. Laureato in Filologia Romanza con una tesi sulla tradizione orale dei proverbi inventati – confluita nel saggio “A Venezia non ci sono cavalli e altri detti mai detti” , ha trascorso oltre trent’anni a catalogare fenomeni culturali marginali, effimeri o semplicemente immaginari, costruendo un archivio personale che nessuno ha mai visto ma che tutti citano.

È noto per il suo metodo di ricerca, definito dalla critica come “filologia del lanternino”: un approccio che combina analisi testuale, ricostruzione arbitraria e un uso disinvolto di fonti che non esistono più o non sono mai esistite. Viganò è autore di saggi fondamentali come Semiotica del gadget (1999), Storia naturale del tormentone (2007) e Atlante delle tradizioni apocrife (2018).

Nel progetto Il Viganò‑Perotti, rappresenta la voce più asciutta, metodica e apparentemente affidabile: quella che trasforma l’assurdo in materia accademica, con note a piè di pagina che non rimandano a nulla ma sembrano importantissime.

Eloisa Perotti

Iconografa del falso, teorica dell’immaginario popolare spurio

Eloisa Perotti (Bologna, 1966) è una studiosa di estetica dell’immaginario e di iconografia spurio‑popolare. Dopo una formazione in Storia dell’Arte Contemporanea, ha dedicato la sua carriera allo studio delle immagini che non hanno mai avuto un referente reale, sviluppando una metodologia personale che lei stessa definisce “archeologia del mai visto”.

Ha collaborato con musei, archivi e istituzioni culturali ormai chiusi, curando mostre come Ritratti di personaggi che non hanno lasciato traccia (2003) e La grande retrospettiva delle piccole cose (2015). È autrice di testi fondamentali per la disciplina, tra cui Manuale di iconografia esegetica (2009), Estetica del falso quotidiano (2021) e Esegesi dell’iconografia da manuale (2022).

Nel progetto Il Viganò‑Perotti, Perotti rappresenta la voce più barocca, retorica e giocosa: quella che costruisce mondi, li popola di figure improbabili e li descrive con un entusiasmo che sfiora la mistificazione. È celebre per i suoi chiasmi, le sue iperboli e la capacità di rendere credibile qualsiasi assurdità attraverso la sola forza dello stile.

Gabriele Partinico

Nipote, analista di trend giovanili plausibili

Gabriele Partinico (Partinico, 1999) è nipote diretto di Tullio Viganò, anche se nessuno ha mai capito bene da quale ramo dell’albero genealogico, e soprattutto se quell’albero esista davvero. Gabriele è nullafacente per scelta e nullatenente per conseguenza, condizione che lui stesso definisce “una forma di coerenza esistenziale”.

Nel Viganò‑Perotti ricopre un ruolo specifico che nessuno voleva ricoprire, anche perché non se ne sentiva il bisogno: è quello che parla di giovani ai giovani. Non quelli veri, non quelli inventati: quelli che potrebbero esistere. Scrive pochissimo, ma quando lo fa sembra sempre un estratto di un report sociologico che nessuno ha commissionato.

Giulia Moradei

Esperta di sport, in un contesto in cui non se ne sentiva la mancanza

Giulia Moradei (Velletri, 2003) è laureata in Scienze della formazione calcistica, disciplina che l’università ha smesso di offrire l’anno dopo la sua iscrizione, lasciandole un titolo unico e irripetibile.

Nel Viganò‑Perotti si occupa di tre aree che nessuno aveva mai pensato di mettere insieme: sport, mediazione immobiliare e spregiudicatezza culturale. Infatti non vengono trattate.

Si è fatta un nome con articoli in cui analizza la Serie B come se fosse urbanistica comparata, o in cui valuta appartamenti in base alla loro “tenuta difensiva”.