Dizionario minimo di cultura improbabile
Filosofia

Augustus Terence Bodei e il Neodeduzionismo

Augustus Terence Bodei nasce a Springfield, Colorado, nel 1938, da Patrizio Bodei ed Evelina Damiani. La sua è una storia che comincia molto prima della sua nascita, con l’emigrazione del padre nel 1907, quando aveva appena sette anni e lasciava la Sardegna per inseguire un’America che prometteva tutto e garantiva poco. Patrizio diventa calzolaio, un […]

Eloisa Perotti·

Augustus Terence Bodei a 35 anni durante il turno di lavoro nel supermercato sopra casa (ca. 1973)

Augustus Terence Bodei nasce a Springfield, Colorado, nel 1938, da Patrizio Bodei ed Evelina Damiani. La sua è una storia che comincia molto prima della sua nascita, con l’emigrazione del padre nel 1907, quando aveva appena sette anni e lasciava la Sardegna per inseguire un’America che prometteva tutto e garantiva poco. Patrizio diventa calzolaio, un mestiere umile ma dignitoso, mentre Evelina lavora come donna a ore presso alcune delle famiglie più influenti di Springfield. Saranno proprio queste frequentazioni, coltivate con una grazia silenziosa, a permettere al giovane Augustus di accedere a un’istruzione che la sua condizione economica non avrebbe mai potuto offrirgli.

Grazie a queste protezioni, Bodei studia Matematica all’Università di Denver, dove si distingue per una brillantezza precoce. Si laurea con due anni di anticipo, a venticinque anni, con il massimo dei voti. Ma la sua vita prende una direzione inattesa: invece di intraprendere una carriera accademica, trova lavoro come cassiere in un supermercato di Denver. È un’esperienza che lui stesso definirà “traumatica e profonda”, un’immersione quotidiana nel flusso Merce‑Denaro‑Merce che diventerà il nucleo della sua futura filosofia. Da quell’osservatorio privilegiato, tra clienti indecisi, scaffali da riordinare e scontrini che si accumulano, Bodei scopre la dimensione metafisica del consumo.

È in questo periodo che si avvicina alla filosofia marxista e decide di iscriversi nuovamente all’Università di Denver, questa volta alla facoltà di Filosofia. Si laurea con lode con una tesi destinata a diventare un piccolo classico del neodeduzionismo: La fenomenologia del precotto, un’indagine sulla caducità della vita e sulla solitudine del cassiere di supermercato. Il testo, pubblicato nel 1971, ottiene un successo sorprendente negli ambienti filosofici neodeduzionisti e viene tradotto in sedici lingue.

Ma la sua ricerca non si ferma. Convinto che la filosofia debba nascere dall’esperienza diretta, Bodei decide di spingersi oltre e si fa assumere come centralinista al 911. L’impatto emotivo e psicologico di quell’impiego, fatto di emergenze, voci spezzate, richieste disperate e silenzi improvvisi, lo conduce alla stesura del suo capolavoro: L’etica dialogante e lo spirito del call center (1973), un’opera che inaugura una nuova stagione del pensiero neodeduzionista e che molti studiosi considerano la colonna portante del metodo post‑contemporaneo.

La sua carriera, già ricca di dodici pubblicazioni, sembra destinata a un riconoscimento internazionale. Ma nel 1980, all’apice della sua attività, muore in un assurdo incidente stradale: viene investito da un monopattino guidato da un bambino che aveva appena assunto del collirio. La sua morte improvvisa contribuisce a trasformarlo in una figura quasi mitologica, oggetto di studi, interpretazioni e controversie.

Gli studiosi che si sono occupati della sua figura hanno contribuito a costruire un’immagine complessa e stratificata del filosofo. In Monopoli di stato (1998), Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero leggono la sua opera come una riflessione sulla condizione umana attraverso la lente del gioco e della casualità. Mirko Kamenic, nella biografia Codice a barre – La vita di un mito (2001), ricostruisce con minuzia la sua parabola esistenziale, mostrando come ogni scelta lavorativa di Bodei fosse parte di un progetto filosofico più ampio. Marta Lenzavalli, nel saggio Io voglio una vita come quella di Augustus Bodei (2011), interpreta la sua figura come un modello di resistenza culturale, mentre Claudia Moreschini, in Una filosofia bistrattata: il neodeduzionismo (2012), colloca Bodei all’interno di una genealogia filosofica che va ben oltre la caricatura del “filosofo del supermercato”, riconoscendogli un ruolo fondativo nella riflessione sulla quotidianità come luogo epistemico.

Il pensiero filosofico

Il pensiero di Augustus Bodei si sviluppa a partire dall’osservazione minuziosa del quotidiano, e in particolare del supermercato come luogo teologico, antropologico e metafisico. La sua riflessione non nasce da un astratto esercizio speculativo, ma dall’esperienza diretta del flusso di merci, denaro e decisioni minime che scandiscono la vita dell’uomo contemporaneo. Interrogandosi sul flusso di merci all’interno di un supermercato e stilando una classifica delle merci più acquistate dall’americano medio, Bodei giunge a una delle sue prime intuizioni fondamentali, formulata in La fenomenologia del precotto (1971). Scrive infatti:

«La tendenza all’acquisto di merce inutile da parte di gente povera è inversamente proporzionale alle capacità del suo portafogli. Ho uno stipendio da fame: oggi ho comprato uno scaldavivande in ceramica. Come volevasi dimostrare.»
(La fenomenologia del precotto, Springfield, CO, 1971)

Questa frase, apparentemente ironica, contiene già la struttura del suo pensiero: l’uomo consuma non per necessità, ma per colmare un vuoto esistenziale, e proprio in questo gesto rivela la sua fragilità. Il consumo diventa così una forma di teologia involontaria, un tentativo di dare ordine a un mondo che sfugge.

Dalla conoscenza del cliente indeciso, Bodei deduce la sua massima più nota, quella che descrive l’utente del supermercato come l’archetipo dell’uomo alla ricerca di Dio e di sé stesso. In La gaia spesa (1976), Bodei osserva che l’incapacità di scegliere tra due prodotti quasi identici è la versione contemporanea della domanda metafisica. Scrive:

«È raro trovare un cliente in grado di scegliere a colpo sicuro tra latte parzialmente scremato e latte intero. Benché la differenza sia palpabile ed immediatamente percepibile, il cliente trascorre preziosi minuti della sua esistenza a interrogarsi sulle qualità dell’uno e dell’altro tipo, a pensare se sia più salutare parzialmente scremato o intero. Questa è l’essenza primordiale della ricerca di Dio che da sempre l’uomo si pone d’avanti, riuscire a capire se esiste e com’è fatto e se sia più conveniente che abbia certe qualità piuttosto che altre».
(La gaia spesa, Springfield, CO, 1976)

Per Bodei, dunque, il supermercato non è solo un luogo di consumo, ma un laboratorio metafisico. L’indecisione davanti allo scaffale del latte diventa la versione secolarizzata della domanda sull’essenza del divino. L’uomo contemporaneo, incapace di scegliere tra due tipi di latte, è lo stesso che da millenni si interroga sulla natura di Dio.

Da questa frase apparentemente inutile e priva di significato, Bodei trae lo spunto per interrogarsi sul perché l’uomo abbia stabilito la necessità di credere nella divinità e su come questa sia, in realtà, una creazione culturale, economica e psicologica. In Le 11 tesi su Mc Donald’s (1977), con un’arguta metafora tra il Big Mac e Dio, Bodei smonta passo passo l’immanenza del divino, riducendola a pura contingenza e teoria economico‑culturale. Scrive:

«Nel pieno espandersi del capitalismo arrivò un uomo che disse “Questo è il Big Mac, con questo ti sfamerai. Compralo perché è buono e non avrai bisogno di altro cibo all’infuori di esso”. Allo stesso modo, quando l’uomo iniziò a uscire dalla sua primordialità, arrivò un uomo che disse “Questo è Dio, lui ti ha dato la vita e lui te la toglierà, temilo perché è onnipotente e sarà il solo Dio che tu amerai”. Il Big Mac e Dio rappresentano due facce di una stessa medaglia: l’utilitarismo a tutti i costi».
(Le 11 tesi su Mc Donald’s, Washington, 1977)

Qui il pensiero di Bodei raggiunge una delle sue formulazioni più radicali: la religione non è altro che un dispositivo economico‑simbolico, un prodotto della stessa logica che governa il consumo. Il dualismo Dio‑Denaro e Religione‑Capitalismo diventa così la colonna portante della sua filosofia, secondo una circolarità che esula da ogni contesto psicologico e si radica invece nella struttura stessa della società dei consumi.

Non è sbagliato pensare che Bodei utilizzasse queste metafore per riversare una critica feroce contro l’assurdità della religione contemporanea e contro il bisogno frenetico, quanto accessorio, dell’uomo nei confronti del divino. La sua filosofia è una fenomenologia del quotidiano, una teologia del supermercato, una metafisica del consumo. Di Bodei ricordiamo la causticità degli enunciati e l’importanza di chiamarsi Augustus. Da non confondersi con Remo Bodei.

Bibliografia analitica

Opere autografe

La fenomenologia del precotto (1971)
Il testo che inaugura il neodeduzionismo. Bodei analizza la condizione del cassiere come paradigma dell’alienazione contemporanea. L’opera combina fenomenologia, economia domestica e antropologia del consumo.

L’etica dialogante e lo spirito del call center (1973)
Il suo capolavoro. Attraverso l’esperienza al 911, Bodei esplora la comunicazione in condizioni di stress, definendo una nuova etica dell’ascolto e della risposta.

La filosofia senza passare dal via (1974)
Un saggio sulle origini filosofico‑morali del Monopoli. Bodei interpreta il gioco come metafora della mobilità sociale e della casualità dell’esistenza.

Ipse dixit (1975)
Raccolta di frasi celebri sull’economia di mercato, da Aristotele a Marx, reinterpretate in chiave neodeduzionista.

Dizionario di filosofia neodeduzionista (1975)
La prima sistematizzazione del movimento. Ogni voce è un micro‑saggio.

Teflon e altri materiali consumisti (1976)
Studio sulla cultura materiale e sulla resistenza degli oggetti come metafora della resilienza umana.

La gaia spesa (1976)
Un’analisi filosofica del supermercato come luogo teologico e antropologico.

Le 11 tesi su Mc Donald’s (1977)
Critica radicale alla religione attraverso la metafora del fast food.

Spostare armadi nel XX secolo (1978)
Saggio narrativo sulla vita dei facchini, interpretata come metafora della fatica esistenziale.

I fiori del tale (1979)
Raccolta di aforismi raccolti tra persone comuni, trasformati in materiale filosofico.

Così parlò il dottor Kellog (1980, postumo)
Studio sull’ascetismo alimentare e sulla spiritualità dei cereali.

Il supermercato di Dio (1981)
Raccolta postuma di saggi sul rapporto tra capitalismo e religione, curata da Peter Karchov.

Monografie critiche

Monopoli di stato (1998), di Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero
Una lettura sistematica del pensiero di Bodei, con particolare attenzione al rapporto tra gioco, destino e struttura sociale.

Codice a barre – La vita di un mito (2001), di Mirko Kamenic
Biografia ufficiale, ricca di aneddoti e testimonianze, che ricostruisce la figura di Bodei nel contesto culturale americano degli anni ’60 e ’70.

(Tenete per voi i soliti commenti idioti e le vostre ansie) Io voglio una vita come quella di Augustus Bodei (2011), di Marta Lenzavalli
Saggio interpretativo che analizza la ricezione popolare del filosofo e la sua trasformazione in icona culturale.

Una filosofia bistrattata: il neodeduzionismo (2012), di Claudia Moreschini
Studio approfondito sulla corrente neodeduzionista, con un’ampia sezione dedicata al ruolo fondativo di Bodei.